Intervista a Luna, da mamma canguro di tre a professionista del babywearing

Intervista a Luna, dal baby blues al portare in fascia, ispirando altre mamme canguro

Abbiamo a chiesto a Luna, esperta mamma molto conosciuta e attiva sui gruppi e sui social dedicati al babywearing, di parlarci della sua esperienza, partita da autodidatta con le prime due figlie ha poi deciso di diventare una professionista del babywearing seguendo una formazione con la scuola Slingababy. Al suo terzo figlio continua a sperimentare legature e supporti perché mossa da un'innata curiosità che la caratterizza.

Luna parlaci di te...
Il mio nome anagrafico non ha importanza. Da quando sono arrivata in Italia, nel 1997 mi identifico col nome di Luna, che mi fu dato per agevolarmi nell'inserimento in questo Paese. Mamma di 3 bimbi, nati rispettivamente nel 2013, 2016 e 2019, quest'anno compio 32 anni. Scoprii il babywearing per un colpo di fortuna, grazie alle compagne di pancia di un noto forum sulla gravidanza. Si può dire che 6 anni e mezzo siano un'eternità nel mondo del babywearing e molte cose sono cambiate negli anni, sicuramente il babywearing è diventato il mio alleato quotidiano.

Cosa ti ha spinta a provare il babywearing?
Sara, la mia primogenita. Ricordo ancora con chiarezza i suoi pianti disperati che reclamavano un contenimento impossibile da ricreare con le sole braccia, come ricordo vividamente anche il dolore alle braccia stesse, causato dal tenere sempre addosso una bambina di 3,5 kg. Detta così può sembrare poca cosa, ma dopo un'ora senza requie, vi assicuro che anche 3,5 kg sembrano un macigno da sostenere. Quel pianto che mi trapanava il cervello, unito al dolore fisico furono i motori che mi portarono a cercare una soluzione. Una qualsiasi, bastava che funzionasse. Ricordo senza vergogna di aver sofferto di un forte baby blues a causa di ciò perché, nonostante Sara fosse arrivata dopo un lungo e doloroso percorso di ricerca della maternità, non ero minimamente preparata agli aspetti più "banali" della vita con una neonata. Non ero preparata alla richiesta continua di contatto, al non riuscire nemmeno a lavarmi i denti senza che reclamasse di stare in braccio, non riuscire più a mangiare tranquilla o non avere più ore di sonno continuativo e riposante. Col senno di poi ho capito che era tutto nella norma, ma allora non ero minimamente preparata.

Questa è una situazione molto comune per le neo-mamme, cosa ti turbava così profondamente?
Nella mia immaginazione la mia bambina avrebbe dovuto poppare ogni tre ore, dormire nella culla e farsi portare in giro nella carrozzina serena… In realtà la mia bambina poppava continuamente, non tollerava di stare lontana da me ed urlava se il passeggino si fermava anche solo per un minuto, per poi risvegliarsi dal breve sonno appena rientrate in casa. Gli altri mi consigliavano di lasciarla piangere, in modo che si abituasse, ma dentro di me sapevo che era profondamente sbagliato per noi. Il suo pianto mi trapanava il cervello, mi dicevo che doveva esserci una motivazione, fosse anche solo nostalgia della vita uterina, e sentivo di dover fare qualcosa. Fortuna ha voluto che mi ricordassi di un regalo nascita: un marsupio (che avrei scoperto solo successivamente non essere ergonomico) che decisi di provare! La prima passeggiata con lei addosso fu davvero molto scomoda per me, perchè i suoi piedi mi battevano sulle cosce, ma fu anche emozionante, perché per la prima volta non pianse. Capii che il contatto generato con il babywearing era la soluzione, ma dovevo trovare un supporto più comodo per le nostre esigenze, e così scoprii le fasce. La prima volta che si addormentò addosso a me stretta nella fascia elastica mi sentii di nuovo padrona di me stessa. La prima volta che riuscii a pranzare con entrambe le braccia libere, mi sentii euforica. Avevo trovato la soluzione perfetta per noi!

photo credit @Elena Sinigaglia

Io mi ricordo della tua fascia elastica con la stella… Come si è evoluto il tuo percorso da mamma canguro?
Da quella prima fascia elastica passai ad una tessuta, per poi farmi catturare dal tunnel di colori e pattern ed innamorarmi del babywearing in ogni sua sfaccettatura. Ho passato molte notti a documentarmi leggendo tutti gli articoli e i libri che parlavano della pratica del portare. Ho amato profondamente il libro “Portare i Piccoli” di Ester Weber, che lessi d'un fiato e mi diede una base di conoscenza che ero - e sono tutt'ora - felice di condividere con chiunque mi chiedesse informazioni. All'epoca i gruppi facebook erano piccoli piccoli e poche le persone abbastanza audaci da condividere le "action shots". Ricordo bene che le foto condivise mi spronavano a continuare la mia avventura nel babywearing, soprattutto dopo il compimento del primo anno di Sara. Ho sperimentato molte legature negli anni e partecipato ed organizzato molti contest a tema, per aiutare e incoraggiare altre persone a provare soluzioni nuove, anche solo per divertirsi un po'. La conoscenza acquisita dalle varie condivisioni e le amicizie instaurate negli anni mi hanno aiutata a portare da autodidatta entrambe le mie figlie, con grande gioia e soddisfazione. Con l'arrivo del mio ultimo bambino, ho preso la grande decisione di frequentare un corso da consulente del babywearing, per dare un senso più completo a questo viaggio straordinario, in continua evoluzione. Forse aver fatto un percorso simile mi ha dato la libertà di sperimentare e trovare le legature che più si adattavano alle nostre esigenze, senza pregiudizi di partenza.

Cosa ti ha spinta a diventare una professionista del babywearing dopo un percorso così lungo da autodidatta?
Il motivo principale per cui ho deciso di affrontare una formazione è stato il bisogno di aiutare. Volevo essere più efficace nei consigli ed avere una base di informazioni approfondite da cui partire. Avrei potuto anche continuare come autodidatta ma sentivo che mi mancava qualcosa e volevo delle risposte. Ora invece ho più domande, ma questo è un altro paio di maniche.

Questo è il tuo terzo bimbo, cosa cambia rispetto alle prime due esperienze?
Rispetto alle prime due bimbe, questo percorso è molto più variegato. Il mio terzogenito è un bambino "impegnativo" dal punto di vista del babywearing e, senza le conoscenze attuali non mi sarei sentita sicura di portarlo come lui a volte desidera.

Sei una persona molto attiva sui social e spesso ti vediamo sperimentare supporti con legature inconsuete a cui il mondo del babywearing italiano non è abituato, puoi dirci cosa ti spinge a sperimentare?
Le mie sperimentazioni mi permettono di avere una verifica di prima mano di ciò che possono essere le difficoltà riscontrabili nell'uso di determinati supporti. Io non credo che ci sia per forza bisogno di comprare qualcosa di diverso da ciò che già si possiede, o almeno non sempre. Voglio avere provato tutte le strade possibili prima di consigliare un eventuale nuovo acquisto, perché la facilità con cui questo viene attualmente consigliato può mettere davvero in difficoltà chi non ha le capacità economiche per affrontarne uno. Grazie alla formazione che ho fatto, mi sento libera di sperimentare e trovare soluzioni alternative, restando entro i limiti di sicurezza che non sono opinabili. Il confine tra il portare “corretto" e quello "scorretto" non è poi così netto, come si è sempre evinto dai vari social a tema. Spero, con le mie condivisioni, di ispirare le persone a provare, prima di depennare un supporto o vietare una legatura. Spero di portare più consapevolezza nelle capacità genitoriali, in modo che comprendano che il portare corretto non dipende in toto dal supporto ma bensì dall'utilizzo che si fa di esso.

Quali suggerimenti daresti alle mamme che vogliono avvicinarsi al babywearing senza sentirsi vincolate a seguire un percorso ideale di cui spesso si parla nei social?
Il mio consiglio è di ascoltare il proprio bambino. Il percorso ideale esiste solo nel mondo ottimale, fatto di disegni e diagrammi. I bambini reali invece hanno esigenze che a volte si discostano molto da ciò che viene definito ideale e non c'è nulla di strano in questo. Se in difficoltà, consiglio di trovare una professionista del babywearing che sappia ascoltare veramente i bisogni della diade e lasciarsi guidare.

Abbiamo voluto portarvi la testimonianza di una mamma che noi conosciamo da diversi anni, per potervi far conoscere un’appassionata di babywearing a tutto tondo, esperta di legature, appassionata di tessiture e ora professionista. La preziosa condivisione di Luna ci auguriamo possa portare ispirazione ma anche motivazione a molte mamme che affrontano per la prima volta le difficoltà dell’occuparsi di un bimbo reale, del legare una fascia da sola o di progettare un acquisto per portare il proprio bambino.

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